Matricola 011299

Mentre tutti gli uomini odiano il nuovo, solo i matti, i mattoidi e i pazzi morali o criminali-nati hanno per questo una speciale attrazione. […]

È la classe più alta, più ricca, più potente più istruita che dovrebbe dar l’esempio della ragionevolezza, della calma e della freddezza; senza ricorrere ciecamente, appena il pericolo si mostra, al terrore e alla ghigliottina che creano i martiri ed eccitano nel partito che si vorrebbe distruggere lo spirito di lotta e di resistenza. […]

Invece l’invio al Manicomio di quanti sono epilettici o isterici sarebbe una misura più pratica. […] Perché i martiri sono venerati; dei matti si ride — ed un uomo ridicolo non è mai pericoloso.

Cesare Lombroso, Gli anarchici, Fratelli Bocca, Torino, 1895.

Bologna, 14 novembre 2021

Di solito un acquazzone lo rilassava. Era come se la pioggia riuscisse a lavare via i cattivi pensieri e le ansie, ipnotizzato com’era dal ticchettio delle gocce che urtavano contro la finestra.

Oggi però è diverso. Paska cammina nervosamente per la stanza, si avvicina alla finestra, scosta la tenda e poi se ne allontana di botto. Non riesce a star fermo.

Quando Giulia bussa, è seduto alla scrivania, giocherella nervosamente con una penna.

“Entra pure” – dice.

La vede entrare: è bella come sempre, come quando l’aveva conosciuta tre anni prima. I lunghi dread le scendono fin sotto la schiena, a sfiorarle il sedere; gli occhi le brillano.

Lei si avvicina, posa la mano sulla sua: “Cosa ti preoccupa?” – domanda.

“Ho paura per Sasà…”

“Non sta reagendo bene?”

“Non lo so… Ha frequenti mal di testa… Crivelli è preoccupato, dice che il vissuto di Massarenti è estremamente traumatico. Se i suoi ricordi dovessero affiorare di botto, per Sasà potrebbe essere molto difficile dominarli. Secondo lui potrebbero sostituirsi ai suoi, e in quel caso non saprebbero come intervenire, perché i due dna sono ormai fusi.”

“Ma comincia a ricordare qualcosa di Massarenti?”

“Un cazzo! Per il momento solo mal di testa, sempre più violento. Ma della memoria di Massarenti non c’è traccia.”

“Ti senti in colpa, ve’?”

“Gliel’ho detto io a Sasà dell’esperimento. Troppa leggerezza… Abbiamo pensato solo ai duemila euro al mese che avrebbe preso, dovevamo pensare alle conseguenze…”

“Non ti preoccupare Paska… andrà bene…”

Bologna, 1 maggio 2021

“Siamo marea!!!” – urlarono dall’altoparlante sul furgoncino – “Facchini, drivers, operai della logistica e di ogni altro settore. Insegnanti, studenti, inservienti. Precari in lotta alla riconquista del futuro! Rivendichiamo un salario minimo di almeno 10 euro all’ora, reclamiamo una contrattazione nazionale per ogni settore. Ferie e malattie pagate per tutti e tutte, a prescindere dal contratto. Vogliamo un reddito minimo universale…”

Giunto davanti al McDonald’s di via Ugo Bassi il corteo si arrestò.

“Oggi le crew di questo ristorante, e i drivers che consegnano a casa il cibo, sono in sciopero. Oggi per loro non sarebbe stato un giorno di festa, come per tutte e tutti. Hanno deciso di riprenderselo. Hanno deciso di lottare per un salario e per condizioni di lavoro degne. Guardate quelle porte chiuse! Sono il simbolo dei lavoratori e delle lavoratrici che si riscattano, che scioperano in massa. Reddito, diritti e dignità per tutti e tutte!!!” – gridarono dall’amplificatore, poi partì a tutto volume un pezzo dei Colle.

Paska e Sasà poggiarono per terra gli zaini termici di Glovo; stapparono una birra.

“Mi ha chiamato Degli Esposti, il professore con il quale ho fatto la tesi. – disse Paska – Dice che stanno per avviare un progetto di ricerca su Massarenti e vorrebbe coinvolgermi. Mi pagano pure. Così ‘sto zaino lo butto finalmente nel cesso e mando a ‘fanculo Glovo e le consegne a domicilio. Almeno per i prossimi tre anni…”

“Beato te!” – rispose Sasà.

“Beh, qualcosa potrebbe uscirne anche per te. Sai chi era Giuseppe Massarenti?”

“Un rivoluzionario di inizio Novecento, credo. Non so altro… tranne che la Coop di via Massarenti è cara” – aggiunse ridendo.

“Non proprio. Però bene! Cercano uno con buone basi di storia e sociologia, che però non sappia nulla di Massarenti.”

“Come mai?”

“Stà a sentire, che qua è fantascienza! Mirko Costanza insegna genetica qui a Bologna. Ha scoperto che il dna registra e conserva la memoria di un individuo. Tutto è partito da una ricerca sui topi: ad alcuni, in concomitanza con un odore, davano delle scosse elettriche. Ovviamente quelli si tenevano lontani da quell’odore per evitare le scosse, ma la cosa interessante è che anche i loro nipoti continuavano a evitarlo. Così hanno cominciato a studiare memoria e dna. Non te la faccio lunga che manco io ho capito bene come funziona… Fatto sta che come primo esperimento sugli umani hanno deciso di impiantare la memoria di Massarenti su di un individuo. Sarebbe come se lui potesse raccontare la sua esistenza in prima persona. Una svolta per la storiografia, se ci pensi. È per questo che cercano qualcuno che non sappia niente di lui, perché non deve essere in grado di alterarne i ricordi.”

“E vorresti che impiantassero i suoi ricordi su di me?”

“Duemila euro al mese, per tre anni. Per tutta la durata dell’esperimento. Ti sembrano pochi? Così oltre alla tua esperienza sindacale avrai anche l’esperienza di Massarenti.”

Risero. Il giorno dopo Paska contattò Degli Esposti e gli propose Sasà per l’esperimento. Tutto cominciò così, quasi per scherzo.

Bologna, 15 novembre 2021, ore 20.25

La testa mi scoppia, non riesco a sopportarlo. Vedo sfuocato, mi sento come se fossi altrove, in un luogo che non conosco. Mi sento osservato, ho paura. Cosa ci fanno quelle sbarre alla finestra? Non posso fidarmi di nessuno qui, ma dove sono? Dov’è il mio letto? Perché a questo letto ci sono delle cinghie? Vogliono legarmi?

“Nina! Ninaaaaaa!!! Aiuto!!!”

Bologna, 15 novembre 2021, ore 21

“Sasà, stai meglio?”- Nina era preoccupata. Lo vedeva pallido, sfinito.

“Ora sì, ma è stato orrendo. Ero in una stanza, sembrava d’ospedale. Non mi fidavo di nessuno, mi sentivo perseguitato. Pensavo che mi ascoltassero, che addirittura usassero l’impianto idraulico per farlo. Poi… immagini si accavallavano… Io, ma non ero io, bambino in un casolare che non conoscevo. Contadini incazzati che ne inseguivano altri. Colpi di pistola…”

Bologna, 16 novembre 2021, ore 11

“Il professor Degli Esposti, per favore. Sono Costanza…”

“Attenda un attimo per cortesia.”

“Pronto?”

“Ciao Fabio, sono Mirko. I ricordi sono affiorati. Cosa posso chiedergli per verificare?”

“Chiedigli di Guarda, dell’eccidio. Verifica se accenna a colpi di pistola da parte degli agrari.”

“Ti faccio sapere…”

Bologna, 16 novembre 2021, ore 15

“Voi mi chiedete dell’eccidio. Avete ragione, non è stato affatto bello vedere proletari ammazzare altri proletari. È il successo delle classi dominanti. Ma voi, in quella situazione, come avreste reagito?

Mi chiedete dell’eccidio, ma oggi, a tanti anni di distanza, vi ricordate solo di quello. Nessuno si ricorda del povero Germano Pondrelli e di quanto gli successe prima dei fatti di Guarda. Lo sfrattarono con la forza dal fondo che coltivava; gli sequestrarono il grano, la canapa, il bestiame; tutta la sua famiglia, diciotto persone, fu messa nell’impossibilità di lavorare. Se non fosse stato per la solidarietà proletaria, Pondrelli e la sua famiglia sarebbero morti di stenti. Ma a voi non importa, a voi importa dell’eccidio. Ebbene, prima che questo avvenisse, gli agrari ci spararono addosso. Fuggivano da noi e sparavano, sparavano e fuggivano, come degli austriaci. Pondrelli fu arrestato, era innocente. Come se non bastasse quello che gli avevano fatto patire. E dopo la galera si fece il confino. Ma, mi chiedo, voi come avreste reagito? Ritenete anche voi lecito l’utilizzo dei crumiri? E a chi lottava da mesi e vedeva messe in discussione le proprie rivendicazioni, non ci pensate?”

“Bene, basta così.” – disse Costanza – “Come ti senti?”

“Non bene, professore. Mentre parlavo mi sentivo assente, come se non fossi io. Attingevo a dei ricordi, ma li sentivo non essere miei. Ho un po’ paura…”

Bologna, 16 novembre 2021, ore 17.30

“Pronto, Fabio?”

“Sì…”

“Sono Mirko. Parlava degli agrari che hanno sparato contro i dimostranti prima dell’eccidio. Accennava a un certo Pondrelli… Corrisponde?”

“Sì, degli spari Massarenti parlò in un telegramma inviato al prefetto il giorno stesso dell’eccidio. Pondrelli era un capolega dei mezzadri, ne guidò le prime proteste, e venne arrestato dopo i fatti di Guarda. Tutto bene quindi…”

“No, non proprio tutto bene. Il ragazzo sembra non sopportare il peso della memoria di Massarenti. Forse aveva ragione Crivelli. È un vissuto troppo traumatico, difficile da reggere per chi non è preparato. Adesso è con lui, stanno discutendo… Speriamo bene…”

Bologna, 16 novembre 2021, ore 19

“Che fai Paska?” – domandò Giulia.

“Scrivo la relazione per Degli Esposti. Cerco di descrivere le ragioni dei mezzadri, la loro alleanza con i braccianti, la lotta… Sembra che Sasà non stia reagendo bene dopo aver recuperato i ricordi di Massarenti… Sono preoccupati per lui… Anche io lo sono…”

“Stai tranquillo…”

“E come faccio…”

Giulia gli accarezzo la testa, si sedette sulle sue gambe: “Spostati un po’, fammi leggere.” – disse.

Mezzadri e braccianti a Molinella: un’alleanza inedita

[Alcune considerazioni su lotta di classe e agitazioni contadine nell’Emilia di inizio ‘900, a partire dai fatti di Guarda]

Guarda, Molinella. 5 ottobre 1914.

Secondo i carabinieri, all’avvocato Donini, segretario dell’agraria, era stato raccomandato di tornare indietro, o di procedere con cautela. I dimostranti sostengono invece che sia stata proprio l’auto di Donini a cercare di forzare il posto di blocco organizzato da coloni e braccianti. In un telegramma inviato in quelle ore al prefetto, Massarenti scrive che dalle macchine degli agrari sia partito anche qualche colpo di pistola.

Ricostruire con precisione i fatti, anche a distanza di più di cent’anni, risulta difficile. Dai documenti a nostra disposizione traspare tutta la concitazione del momento e forse, per comprendere meglio quel che avvenne a Guarda all’alba del 5 ottobre 1914, può essere utile fare un passo indietro, e cercare di descrivere quanto avveniva in quegli anni a Molinella. Dove, da diverso tempo, l’agitazione dei braccianti, e poi dei mezzadri, era permanente. […]

Giulia scostò lo sguardo dal monitor, poi chiese: “Ma sono così importanti questi fatti di Guarda? Ne hanno chiesto anche a Sasà, quando ha recuperato i ricordi di Massarenti…”

“Più che i fatti in sé, è importante la composizione sociale che animò quella lotta. Poi, vabbe’, non è che tutti i boicottaggi e gli scioperi si concludessero con cinque crumiri ammazzati come avvenne lì, e anche questo li rende un caso di studio interessante.

Ma ammazzare i crumiri portò i lavoratori alla sconfitta. Molti di loro vennero arrestati, i loro dirigenti furono imprigionati o dovettero scappare. Però, dopo l’amnistia del 1919, quando poterono tornare a Molinella, le lotte ripresero, praticamente dallo stesso punto nel quale si erano interrotte, fino ad arrivare alla vittoria dei mezzadri del 1920, quando le loro rivendicazioni furono accolte…

Quello che rende unici i fatti del 1914, è la richiesta da parte dei coloni di non negoziare i patti tra proprietario e mezzadro, come si era fatto fino ad allora, ma collettivamente, terreno per terreno, tra proprietari e Leghe coloniche. Mai prima in Italia si era rivendicato qualcosa del genere. E ciò fu possibile sia grazie a Massarenti, che era riuscito a creare una Lega dei mezzadri, sia grazie all’alleanza tra mezzadri e braccianti, che non era per niente scontata…”

“Vabbe’, lavoravano entrambi la terra d’altri. Era abbastanza naturale che si alleassero… no?” – lo interruppe Giulia.

“No, non era per nulla naturale. – disse Paska – In base ai vecchi patti colonici, come quelli che venivano messi in discussione a Molinella, le spese del lavoro svolto dagli avventizi erano a carico dei mezzadri e, questi ultimi, cercavano di risparmiare aiutandosi a vicenda. «Scambio di opere» si chiamava. I braccianti li accusavano di scarso senso di solidarietà… Inoltre, era il mezzadro che doveva provvedere a tutta la manodopera occorrente al fondo, ed era su di lui che ricadevano i costi degli aumenti salariali ottenuti dai braccianti grazie agli scioperi e ai boicottaggi…

Quaranta, che all’epoca dei fatti di Guarda era prefetto di Bologna, in un rapporto scritto qualche giorno prima dell’eccidio, sostenne che – lesse dal monitor – «negli operai è sempre fortissimo lo spirito di organizzazione». Se ci fai caso, quasi cent’anni dopo, nel 2000, anche Bauman dice qualcosa di simile, sostenendo che «l’azione collettiva, di classe, fu per gli strati socialmente meno abbienti una scelta naturale». Entrambi danno per scontata un’alleanza tra settori distinti della società, accomunati dalla povertà e dalle esigue risorse. In realtà quell’alleanza non fu affatto scontata, ma fu un processo abbastanza lungo, anche conflittuale. Spesso mezzadri e braccianti si trovarono su fronti contrapposti: i primi, che aspiravano a diventare proprietari, spesso comprendevano le ragioni del padrone, i secondi diffidavano di loro… La storia di Massarenti e delle lotte a Molinella testimonia quanto lungo, complesso e conflittuale fu quel processo…

Se ci fai caso la sua complessità non traspare neanche in Novecento, il film di Bertolucci che racconta le lotte contadine… Anche lì appare scontato che braccianti e mezzadri lottino uniti… In realtà scontato non lo era affatto…”

“Uff… Bertolucci… – disse Giulia – da quando ha raccontato la verità sulla scena dello stupro in Ultimo tango a Parigi non lo sopporto più, nonostante sia morto. Novecento sarà pure bello, ma lui è un pezzo di merda… e non riesco più a guardare i suoi film…”

“Era solo per dire che quando racconti la storia in opere cinematografiche queste, spesso, non possono fare altro che fotografare un momento, facendo perdere agli eventi e ai processi che si vogliono narrare la complessità che li caratterizza…”

Il telefonino di Paska cominciò a squillare, interrompendolo.

“Pronto?”

“Paska sono Nina… Sasà è fuori di sé… – disse piangendo – È convinto di essere Massarenti, dice che un esperimento del regime lo ha trasportato in un corpo e in un’epoca non sue. Ricorda della sua vera vita, almeno credo, non capisco se gli mancano dei pezzi, ma dice che quei ricordi sono quelli del corpo che lo ospita, non i suoi… Per favore… Venite…”

Bologna, 16 novembre 2021, ore 20,35

“Il telegramma… il telegramma del prefetto… l’ho ricevuto solo dopo che i crumiri erano stati ammazzati… non potevo fare più nulla, non ero neanche lì… È da allora che le persecuzioni si sono fatte più pesanti, hanno cercato di distruggermi, ma non ci sono riusciti. Il fascismo sì, quello mi ha distrutto. Rinchiuso in manicomio, come un pazzo… Anche lì mi perseguitavano, mi spiavano, volevano sapere tutto quello che facevo e scrivevo… Tra gli altri ricoverati c’erano agenti dell’Ovra infiltrati, volevano rendermi pazzo, farmi impazzire per davvero. Adesso mi hanno mandato qui, in questo corpo, con ricordi non miei. In un mondo che non conosco… Sono stati i medici che hanno permesso il mio internamento a farlo, è un loro esperimento. Dopo il fascismo sono rimasti tutti al loro posto, e hanno continuato a perseguitarmi… Matricola 011299, matricola 011299… È il numero con il quale mi hanno internato. È il numero che continua a perseguitarmi…”

“Calmati Sasà…” – disse Paska.

“Tu… tu… tu sei parte dell’esperimento, me lo ricordo. Hai accompagnato il corpo che mi ospita dai medici…”

“Cerca di ricordare bene… È un esperimento, sì, ma risale a quest’epoca. Ti hanno innestato i ricordi di Giuseppe Massarenti, devi saperli gestire…”

Sasà scoppio a piangere. Si prese la testa tra le mani, gli scoppiava.

“Va meglio?” – chiese Nina.

“Ora sì. Credo di essere tornato in me. Però, se avessi altri attacchi…”

“Non ti preoccupare Sasà, dicono che all’inizio è normale… Vieni, andiamo a fare una passeggiata.” – disse Paska.

Camminarono per via San Vitale, passarono la porta e si trovarono in via Massarenti. Paska indicò a Sasà il cartello sul quale era scritto il nome della strada.

“Vedi? Questa via l’hanno dedicata a te… Ehm, cioè… A lui… Non hai niente da temere…”

Risero. Poi Sasà portò le mani alla testa. Gli faceva male di nuovo.

“Speriamo, Paska – disse – Ho paura. Noi abbiamo preso ‘sta cosa con leggerezza, ma anche i medici che mi hanno seguito erano troppo presi dal loro esperimento per valutarne i rischi. E se impazzissi?”

“Beh, se diventi Massarenti davvero, saresti quello che ci serve. Ti ricordi i discorsi che facevamo sulle condizioni nelle quali siamo costretti a lavorare? Di un Massarenti, delle cooperative che mise in piedi e degli scioperi che riusciva a organizzare ci sarebbe proprio bisogno! Diventeresti il presidente della nuova «Repubblica degli accattoni»!”

Sasà rise, di gusto. Continuarono a passeggiare, una leggera pioggia cominciò a cadere.

“È quando mi viene in mente l’internamento in manicomio che parte il corto circuito, dev’essere stata un’esperienza orribile per Massarenti. I ricordi che la riguardano sono confusi e forti, difficili da sopportare… Morte al fascismo, porca boia!”

Titoli di coda

Massarenti e il manicomio

Giuseppe Massarenti fu sindaco socialista di Molinella dal 1906 al 1914 e dal 1920 al 1921. Dalla fine dell’Ottocento guidò le lotte di braccianti e mezzadri, dando un forte impulso alla formazione delle leghe. Sotto la sua spinta sorsero a Molinella diverse cooperative, sia di consumo, sia di produzione e lavoro.

I fascisti, che più volte assaltarono Molinella distruggendo la cooperativa di consumo e le sedi dei partiti di sinistra, bandirono Massarenti dal paese nel 1921. Trasferitosi a Roma fu arrestato nel 1926, passando gli anni fino al 1931 tra il carcere e il confino. Scarcerato nel 1931 gli fu vietato di rientrare a Molinella e gli fu inibito l’ingresso nell’intera provincia di Bologna.

Continuò a vivere a Roma in situazione di indigenza. Il 3 settembre 1937 fu prelevato dalla polizia e rinchiuso in manicomio, dove sarà internato fino al dicembre del 1944.

I deliri di Sasà, quando riferiti alle manie di persecuzione e all’internamento in manicomio, sono ispirati dalla cartella clinica di Massarenti, scritta durante la sua permanenza al Santa Maria della pietà di Roma, il luogo nel quale fu rinchiuso dal regime fascista. Chi volesse più notizie sulla detenzione di Massarenti in manicomio, può leggere:

– Matteo Petracci, I matti del duce. Manicomio e repressione politica nell’Italia fascista, Donzelli, Roma, 2014.

Il caso di Massarenti, analizzato dal punto di vista clinico, consultando le cartelle e la documentazione contenuta nel “diario” del manicomio è stato affrontato, nel 1946, dal neuropsichiatra Ferdinando Cazzamalli. Per la stesura del suo libro Cazzamalli incontrò più volte Massarenti, dal quale ottenne anche informazioni biografiche:

– Ferdinando Cazzamalli, L’avventura di Giuseppe Massarenti: per la libertà e la dignità del cittadino, Steb, Bologna, 1946.

Una biografia completa di Massarenti, arricchita dalla trascrizione di lettere e altri documenti, tra i quali alcuni stralci del suo diario clinico, è:

– Marco Poli, Giuseppe Massarenti. Una vita per i più deboli, Marsilio, Venezia, 2008.

I fatti di Guarda

All’alba del 5 ottobre 1914 cinque dei “liberi lavoratori”, chiamati dagli agrari di Molinella per mietere i campi sui quali si rifiutavano di lavorare i braccianti e i mezzadri locali, furono ammazzati.

L’agitazione dei mezzadri, con i quali solidarizzavano i braccianti, era cominciata a gennaio di quell’anno, quando annunciarono, con una lettera uguale per tutti, ai rispettivi proprietari e locatari che, per l’anno agrario 1914-1915, rivendicavano migliorie al patto colonico, al fine di armonizzarlo con le nuove colture e con il maggior costo della vita. Alla base delle rivendicazioni, tra le altre cose, vi era la richiesta di più favorevoli quote del riparto e che sia i patti colonici, sia le scritte che chiarivano la loro attuazione, fossero negoziati, podere per podere, collettivamente tra Lega e proprietari, e non singolarmente tra proprietario e mezzadro. I membri dell’agraria rifiutarono la contrattazione collettiva e ciò portò a un lungo braccio di ferro tra le organizzazioni padronali e quelle operaie. I mezzadri decisero di mietere solo quanto gli spettava, e i braccianti si rifiutarono di lavorare sui campi dei proprietari che non aderivano alle richieste dei mezzadri. Il tira e molla si concluse con l’eccidio di Guarda, in seguito al quale Molinella fu militarizzata e molti braccianti e mezzadri furono arrestati o costretti a scappare.

In seguito a quei fatti, Giuseppe Massarenti si rifugiò a San Marino e da lì si difese sia dalle accuse che gli addossavano la responsabilità dell’eccidio, sia da quelle che gli attribuivano la distrazione di fondi pubblici. Da queste ultime fu assolto in un processo presso il Tribunale di Bologna il 10 giugno 1919.

Per approfondimenti sulla situazione economica di Molinella, sulle lotte di braccianti e mezzadri, sulle cooperative che sorsero in paese, sulla vicenda che vide coinvolto Germano Pondrelli, sui fatti di Guarda e, in generale, sul contesto all’interno del quale Massarenti operò, si possono leggere:

– Gianna Mazzoni, Un uomo un paese: Giuseppe Massarenti e Molinella, Istituto Gramsci Emilia-Romagna, Bologna, 1990.

– Luigi Arbizzani, Giuseppe Massarenti, capolega di Molinella, Edizione “Arte-Stampe”, Bologna, 1967.

In quest’ultimo volume è contenuta anche un’intervista a Giuseppe Massarenti realizzata da Palmiro Togliatti per L’Ordine nuovo dell’otto giugno 1922.

Il telegramma inviato da Massarenti al prefetto immediatamente dopo l’eccidio, la relazione del prefetto alla quale accenna Paska, datata 2 ottobre 1914, e altri documenti relativi ai fatti di Guarda sono conservati presso l’Archivio di stato di Bologna:

– Archivio di Stato di Bologna, Gabinetto di Prefettura, Documenti delle buste 1219 (1914) e 1220 (1914).

La citazione di Bauman è tratta da:

– Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2002, pg. 24.

La repubblica degli accattoni

Molinella fu uno dei luoghi simbolo del nascente socialismo italiano, una vera e propria “isola rossa” (come fu da più parti definita) realizzata su tre basi: la cooperazione, le leghe e l’amministrazione del municipio.

In ambito amministrativo, Massarenti operò per un sistema fiscale equo, favorì l’edilizia popolare, aumentò, a tutti i livelli, l’offerta di istruzione, creò biblioteche, erogò sussidi sia economici che relativi a servizi, realizzando, secondo alcuni, una prima esperienza di stato sociale.

La cooperazione era considerata da Massarenti uno strumento rivoluzionario, strettamente collegato all’amministrazione municipale e alle leghe sindacali. Nel 1896 fondò la Cooperativa di consumo, alla quale assegnò un ruolo di supporto alla lotta dei lavoratori, ritenendola subordinata alla Lega. Gli utili della Cooperativa erano indirizzati a sostenere con sussidi i lavoratori in lotta, a contribuire alla realizzazione di asili, a finanziare corsi di alfabetizzazione e ad acquistare libri.

Il modello realizzato a Molinella ebbe non pochi detrattori. Nel 1916 fu definito “Repubblica degli accattoni” dal giornalista Mario Missiroli, il quale scrisse, con quel titolo, un opuscolo (Zanichelli, Bologna) nel quale attaccava violentemente l’esperienza che aveva preso vita nel comune. Massarenti rispose a Missiroli con un articolo dallo stesso titolo su La squilla del 23 settembre 1916.

Per saperne di più sul modello politico amministrativo di Molinella, sulla sindacalizzazione dei mezzadri e sulla lunga vertenza mezzadrile del 1914 (quella che si concluse con i fatti di Guarda):

– Mirco Dondi, Il conflitto sociale. Dagli albori della sindacalizzazione alla trasformazione delle campagne, Clueb, Bologna, 2012.

Memoria e dna

Non è affatto dimostrato, come sostenuto nel racconto, che il dna registri e conservi la memoria di un individuo, però, l’esperimento sui topi citato da Paska, si è realmente svolto, e ha dato i risultati che descrive; molti studi ed esperimenti si stanno concentrando sulla memorizzazione di dati digitali sul dna, che garantisce uno spazio infinitamente superiore a quello assicurato da un hard disk o da una Ssd ed ha una durata più lunga.

[L’immagine in copertina è un graffito di Blu sulle pareti dell’ex Opg Occupato di Napoli, lo scatto è di Fabrizio Reale.]

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